Forza per resistere o tutto merito delle superscarpe?

| di Gian Mario Castaldi

| Neanche una pioggia copiosa ed incessante che tambureggiava sulla tensostruttura del Pala Bertelli di San Giorgio su Legnano è riuscita a tenere lontani circa 150 allenatori dal tradizionale appuntamento tecnico che gli organizzatori del Campaccio da sempre propongono alla vigilia. “Forza per resistere o tutto merito delle superscarpe?” questo il titolo del convegno e questo il tema su cui hanno dato il loro contributo Francisco Perez Cutino, Jacob Larsen, Gaspare Pavei e Luigi Ferraris. A tessere le fila dei loro interventi il direttore tecnico della Nazionale Antonio La Torre, che ha aperto il pomeriggio introducendo i relatori e facendo il punto su questi due temi: “Sviluppare le capacità di forza del mezzofondista ed esplorare le nuove frontiere date dalle nuove scarpe ipertecnologiche sono strade da battere entrambe. Da una parte è impossibile pensare di poter mantenere l’efficienza del gesto tecnico, cioè la corsa, per oltre due ore senza un’adeguata preparazione muscolare specifica. Dall’altra è innegabile che il contributo di questa nuova generazione di calzature ha cambiato gli scenari e spinto in avanti le prestazioni. Questa opportunità deve essere colta e da oggi dobbiamo considerare le scarpe con cui corriamo, su strada ma anche su pista, non più abbigliamento sportivo ma attrezzatura sportiva, come possono esserlo gli sci nelle gare su neve”.

Il tema dell’allenamento della forza è stato trattato da Francisco Perez Cutino, che ha introdotto il tema della “durability” come evoluzione del concetto di resilienza, che consiste nella capacità di preservare l’efficienza dei parametri della corsa durante tutto l’arco della prestazione. La durability deve essere costruita in allenamento, consapevoli che, date determinate caratteristiche atletiche e dato un certo livello di preparazione muscolare, ogni atleta tende a trovare in modo naturale un “compromesso” tra ampiezza e frequenza di passo che massimizzi l’economicità dell’avanzamento, con uno scarto che studi scientifici attestano al massimo al 2%. Per preservare questo rapporto frequenza-ampiezza per tempi di corsa prolungati è però importante dedicare allenamenti specifici allo sviluppo della forza necessaria per fronteggiare l’insorgere della fatica. La corsa è un movimento asimmetrico ed in cui non si ha mai un doppio appoggio al suolo; quindi, partendo da mezzi di allenamento aspecifici (come lo squat) è opportuno ricondurre la preparazione della forza a mezzi più specifici, sagittali e monopodalici (affondi, step up, balzi eccetera). In questo processo l’atleta non ha un ruolo “passivo”, cioè di mero esecutore, ma deve interpretare l’orientamento alla specificità in ogni proposta allenante, perché il suo coinvolgimento e la sua consapevolezza amplificano il tranfert e quindi l’efficacia di questo tipo di approccio.

Dopo il suo intervento è stata la volta di Jacob Larsen, collegato in videoconferenza da Montecarlo, che ha tracciato un quadro delle nuove opportunità, commerciali e di visibilità, che si potrebbero prospettare negli scenari futuri. In particolare, oltre alla tradizionale attività su strada e su pista, ci si auspica un maggior impulso dalle campestri e dalla corsa in montagna, a patto di trovare vie per essere più accattivanti nei confronti del grande pubblico.

Molto interessante anche la presentazione della coppia di relatori Gaspare Pavei-Luigi Ferraris, dal titolo “Le ali ai piedi? Tra credenze ed evidenze, i reali benefici delle super shoes”. Dopo una serie di dati presentati da Pavei, che mettevano in evidenza le caratteristiche di un innegabile balzo in avanti dei livelli prestativi, sia nelle medie sia nelle punte, dati dalle super scarpe di ultima generazione, si è entrati nello specifico mettendo in evidenza l’estrema variabilità dei miglioramenti, che possono arrivare al 7% della prestazione ma in alcuni casi possono essere anche nulli. È stata poi la volta di Luigi Ferraris che ci ha “svelato i segreti” di questo tipo di calzature, spiegando che non esiste un prodotto migliore di un altro in assoluto, ma a seconda dell’atleta cambia l’incidenza sulla prestazione delle diverse caratteristiche della scarpa. Essa è un’alchimia che si gioca essenzialmente su sei parametri: altezza dell’intersuola (che comunque è stata regolamentata), tipo di schiuma dell’intersuola (che a seconda delle esigenze può avere diversi coefficienti di restituzione dell’energia), ovviamente il tipo di materiale della piastra (carbonio o altro), peso della scarpa stessa (che a livello periferico incide non poco sul livello di VO2 max e ormai le case produttrici stanno per realizzare prodotti al di sotto dei 100 grammi), resistenza alla flessione ed effetto catapulta (determinato dalla curvatura della piastra).

I relatori hanno convenuto che il reale impatto delle super shoes è ancora da comprendere appieno: servono anche nelle fasce amatoriali? come districarsi nella jungla di prodotti, tenuto conto dei succitati parametri, per far scegliere le scarpe ai propri atleti? Sono da usare con parsimonia in allenamento (tenuto conto del diverso tipo di stress che il loro uso comporta) o sono da usare massicciamente (essendoci evidenze che i tempi di recupero tra gli allenamenti rispetto alle calzature classiche è inferiore, e quindi consentono di aumentare il carico di allenamento)? Quello che è certo, come ha chiosato Antonio La Torre, è che sia la lunghezza della curvatura (che amplifica l’effetto catapulta) sia la rigidità, o stifness (che determina l’entità e i tempi di restituzione dell’energia dal suolo) dipendono dal livello di forza dell’atleta ed in tal senso l’organizzazione di un convegno che affrontasse congiuntamente i due argomenti, le superscarpe e la forza che serve per sfruttarne le potenzialità, era un passaggio dovuto per la comprensione di tutti gli aspetti di questo tema.

Materiale del convegno

>> Senza forza resisti meno. Nuove tendenze ed evidenze nello sviluppo dei fattori muscolari nell’endurance di Francisco Pérez Cutiño

>> Le ali ai piedi? Tra credenze ed evidenze, i reali benefici delle “super shoes di Gaspare Pavei e Luigi Ferraris

DIDATTICA DEL LANCIO DEL DISCO

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| di Federico Apolloni

Il lancio del disco è una delle quattro specialità dei lanci dell’atletica leggera.

La sua grande particolarità è che a differenza degli altri tre attrezzi non ha una vera e propria impugnatura, particolare che lo rende ancor più complicato, è assai comune vedere gli atleti alle prime armi, far uscire il disco dal mignolo e non dall’indice come è giusto che sia. Il disco è appoggiato fra la penultima e l’ultima falange delle quattro dita lunghe, ed il pollice “riposa” sulla pancia del disco senza fare presa sul bordo; quindi al fine di far percepire la corretta uscita del disco è necessario far eseguire, anche in coppia, delle apposite esercitazione che permettano il corretto rilascio dell’attrezzo:

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  • Rotolamento del disco a terra
  • Lanciare il disco verso l’alto e farlo cadere a terra
  • Lanciare il disco verso l’alto e riprenderlo con la stessa mano
  • Lanciare del disco verso l’alto e prenderlo con la mano opposta

Come tutti e quattro i lanci, bisogna sin da subito sensibilizzare l’atleta all’uso degli arti inferiori durante la didattica, poiché sono gli arti che più contribuiscono ad una maggiore propulsione sull’attrezzo.

Il lancio del disco è composto da 4 fasi:

  • Preliminari – partenza
  • La fase aerea (traslocazione del corpo)
  • Il doppio appoggio – finale
  • Il rilascio dell’attrezzo

La partenza vede l’atleta posizionarsi spalle al settore con i piedi alla larghezza delle spalle o poco più ed un piccolo caricamento sulle gambe. Per un destrimano il movimento inizia con una torsione del busto verso destra dove le spalle e le braccia sono parallele al terreno e gli arti inferiori assecondano il movimento di torsione sul lato destro.

Il gesto prosegue con l’inizio della rotazione da parte della gamba destra che anticipa il busto; la gamba destra si stacca da terra spingendo e girando intorno alla gamba sinistra che funge da perno per dirigersi verso il centro della pedana, questa azione termina con una leggera spinta del piede sinistro che proietta il corpo a centro pedana. Nella fase aerea l’atleta deve cercare il più possibile di rimanere decontratto soprattutto con gli arti superiori per presentarsi al meglio nella posizione di finale. Raggiunta la Power position l’atleta grazie all’utilizzo della gamba destra, e solo di essa, continua a ruotare-spingere, utilizzando la gamba sinistra come puntello fino al rilascio dell’attrezzo.

Come si può ben intuire dalla descrizione del gesto, la maggior parte delle azioni che vengono effettuate in pedana provengono dagli arti inferiori e quindi in una fase di apprendimento tecnico sarà fondamentale sensibilizzare l’atleta all’utilizzo di quelli che sono gli arti più interessati nel lancio; durante tutta la fase di riscaldamento o comunque in generale fuori dalla pedana è molto importante eseguire tutta una serie di andature della corsa o esercizi di passaggi sugli ostacolo volti a migliorare la coordinazione, l’equilibrio ed il ritmo della rotazione

Esercizi di coordinazione, di percezione del ritmo, di destrezza che hanno come obiettivo comune quello di impostare un’azione in pedana a “trazione inferiore” sono sicuramente consigliati in qualsiasi fase evolutiva dell’atleta.

Questo tipo di abilità non deve mai abbandonare il lanciatore del disco, che dovrà sempre mantenere una crescita omogenea dell’aspetto tecnico e condizionale basato essenzialmente sulla crescita ed il miglioramento dell’azione degli arti inferiori; un esercizio fondamentale per l’apprendimento dell’utilizzo degli arti inferiori è la policoncorrenza dorsale e frontale.

Nella fase di impostazione tecnica, e non solo, l’utilizzo degli imitativi permette all’atleta di conoscere in maniera più analitica e dettagliata le varie fasi del lancio.

Si può iniziare con degli imitativi dell’oscillazione della fase di preliminare, che addestrano l’atleta a capire l’oscillazione che deve fare per iniziare la fase preparatoria al lancio.

Il preliminare deve essere gestito comodamente dall’atleta sia dal punto di vista posturale che dal punto di vista ritmico: le spalle e le braccia sono parallele al terreno e l’azione prevede una rotazione di queste ultime sull’asse del corpo che va da sinistra verso destra per poi tornare indietro. Anche il ritmo è importante, un preliminare troppo lento o troppo veloce può creare dei problemi nella fase di avvio del lancio, quindi l’azione deve essere il più naturale possibile, concentrandosi esclusivamente sulla stabilità degli arti inferiori a terra e la decontrazione degli arti superiori.

IMITAZIONI OSCILLAZIONE

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  L’atleta deve essere sensibilizzato ad un preliminare decontratto mantenendo attivi gli appoggi a terra. Il piede sinistro ruota leggermente accompagnando l’azione del busto mentre il piede destro rimane fermo.

  • Imitazioni preliminare
  • Circonduzione delle braccia con l’attrezzo
  • Disegnare il simbolo dell’infinito con l’attrezzo

Una volta finita questa prima parte, dove l’atleta prende dimestichezza con l’attrezzo, si può iniziare a scorporare il lancio in tutte le sue parti.

La prima fase che viene svolta durante una sessione di lancio e sicuramente il lancio da fermo. È la più semplice delle esercitazioni perché non prevede una fase rotatoria in pedana e permette all’atleta di prendere sicurezza con la fase di rilascio dell’attrezzo.

Ecco alcuni classici esercizi per approcciarsi al lancio da fermo.

Tendenzialmente, si effettua un procedimento inverso di scorporazione del lancio, e cioè si parte dalla fase finale per arrivare alla fase di partenza, in modo tale che quando l’atleta arriva a lanciare con il gesto completo, si è già esercitato in tutte le fasi che compongono la rotazione.

Proprio a dimostrazione di questa teoria, un esercizio da inserire nelle sessioni tecniche dopo aver fatto il lancio da fermo è quella posizione che, in ordine temporale, arriva prima della posizione finale, e cioè il mezzo giro; in questa fase del lancio l’atleta assume la posizione di divaricata sagittale mettendo, per i destrimani, il piede destro in centro pedana, leggermente ruotato in senso antiorario, davanti al piede sinistro che, a sua volta, si troverà o sulla stessa linea del piede davanti o leggermente spostato a destra. Il peso del corpo è per la maggior parte, ma non completamente sostenuto dalla gamba destra mentre il piede sinistro si trova a terra sull’avampiede.

L’esercizio ha il duplice scopo di addestrare l’atleta a sentire la propulsione solo da parte del piede sinistro, che spinge a terra e ruotando sull’asse destro, altro aspetto fondamentale, raggiunge la parte finale della pedana per ritrovare il piazzamento finale; questa azione deve essere fatta evitando il più possibile di intervenire con gli arti superiori, che inizieranno la loro attività solo dopo che il piede sinistro è arrivato a terra

Una variante, anche se poco utilizzata, potrebbe essere quella di dimezzare i gradi di rotazione ed invece di effettuare ½ giro prima di posizionare il piede sinistro a terra, effettuarne solo ¼.

La posizione di ½ giro arriva dopo la fase aerea, dove l’atleta ha entrambi i piedi staccati da terra e ricerca l’arrivo in centro pedana nella maniera più decontratta possibile per evitare azioni di anticipo da parte degli arti superiori; in questa fase è fondamentale non effettuare eccessive azioni di rotazione che invece dovranno essere svolte dagli arti inferiori una volta ripreso il contatto con il terreno.

Prima di effettuare la fase aerea, il lanciatore si trova in una posizione chiamata “Goal position”, proprio perché per la prima volta incrocia con lo sguardo il settore di lancio, il peso del corpo è sulla gamba sinistra, l’angolo della medesima anca è aperto, la gamba destra funge da volano e gli arti superiori sono allineati verso la direzione di lancio e completamente rilassati; il movimento inizia con uno sbilanciamento verso la direzione di lancio dato dal ginocchio sinistro che avanza, il piede sinistro ruota e spinge simultaneamente alla gamba destra che accelera il sistema proiettando l’atleta in centro pedana. L’arrivo è ammortizzato naturalmente e non eccessivamente sulla gamba destra, per permettere poi la ripartenza e la successiva esecuzione del finale; il piede destro non deve arrivare in centro pedana eccessivamente ruotato per non far chiudere l’anca destra che, se così fosse, non sarebbe poi pronta per una ripresa efficace; il piede sinistro, una volta lasciata la pedana, deve arrivare a terra seguendo una traiettoria naturalmente circolare nel minor tempo possibile.  

Da questa posizione è possibile svolgere delle esercitazioni tecniche per sensibilizzare l’atleta a gestire bene l’avanzamento verso il centro pedana che deve avvenire con il sistema anche.

Questa posizione, come tutte le altre, viene chiamata in più modi: destro fuori, fianco sinistro, mezza partenza, south african drill, ma per uniformare la comprensione la chiamerò “partenza con – 90°” in modo da essere chiaro per tutti quale deve essere la posizione di partenza.

Questa esercitazione viene utilizzata per semplificare l’apprendimento del gesto completo e per aiutare l’atleta a sentire un’azione di avanzamento ruotando. Il movimento avviene attraverso un’azione di spinta e rotazione di entrambi gli arti per raggiungere la posizione di doppio appoggio finale.

Prima del definitivo approccio al giro, si può fare un ulteriore step e consentire all’atleta di effettuare una partenza con -45°. Lo scopo dell’esercizio è sempre lo stesso pur avendo un’accentuazione sulla rotazione spinta.

L’ultima fase prevede il lancio con il giro completo, che può essere effettuato facendo un finale con o senza cambio. Per sensibilizzare l’azione di rotazione, si possono effettuare, prima dei lanci completi, degli esercizi di rotazione di 360° sul piede sinistro, dove l’atleta, con l’ausilio di un bastone posizionato sulle spalle, ruota sul piede sinistro percependo la spinta del piede destro che una volta staccatosi dalla pedana ritorna alla posizione di partenza.

Ovviamente nel lancio con il giro, per quanto sia sempre opportuno mantenere una visione globale del gesto, che deve risultare fluida ed armoniosa, l’allenatore può mettere l’accento su alcuni particolari, richiedendo all’atleta di marcare più un determinato passaggio tecnico piuttosto che un altro.

In questo piccolo scritto appaiono numerosi esercizi con svariate posizioni, ma in una fase embrionale o comunque nei primi approcci alla specialità sarebbe opportuno utilizzare 3, massimo 4 esercizi ed aumentare il numero di esercitazioni solo dopo che l’atleta ha preso dimestichezza con le fasi più importanti del gesto; una seduta tipo di un atleta alle prime armi, dopo ovviamente aver effettuato delle andature e gli esercizi di manualità con l’attrezzo, potrebbe essere composta da alcuni lanci da fermo, qualche lancio con partenza + 90° per concludere la seduta con dei lanci completi.

DIDATTICA DEL SALTO CON L’ASTA

| di Fabio Pilori

Parte 1^:  IMPUGNATURA E CORSA CON L’ASTA

TitoloCaratteristicheFocus
Camminata con l’asta1. L’asta è impugnata con la mano destra a livello della cresta iliaca e con  la mano sinistra posizionata  centralmente, in prossimità dello sterno (l’opposto per i mancini) 2.  Camminare accentuando la salita delle ginocchia. 3. Mantenere l’asta ferma con un’inclinazione di circa 20° – 30° rispetto alla linea verticaleControllare : –   la decontrazione a livello   delle spalle  –  l’allineamento del corpo sull’appoggio del piede    
Camminata con l’asta ed  azione circolare degli arti inferiori1. Eseguire la camminata accentuando l’azione circolare dei piediControllare : – l’eccessiva azione “calciata” delle gambe –   la decontrazione a livello   delle spalle  –  l’allineamento del corpo sull’appoggio del piede  
Camminata con abbassamento dell’asta  e ritorno della stessa  all’inclinazione iniziale1. Eseguire la camminata abbassando l’asta fin quasi all’orizzontale e ritorno 2. L’abbassamento avviene mediante la salita della mano corrispondente all’impugnatura superiore  Controllare: –  la corretta    postura del corpo durante           tutta l’azione – la posizione sempre alta della mano corrispondente  all’impugnatura inferiore    
Camminata con l’asta fra ostacoli alti1. Camminare fra ostacoli alti con passaggio tecnico di prima e seconda gamba 2. Appoggiare il piede cercando l’ anticipo col Tallone 3. L’asta viene mantenuta con un’ inclinazione di circa 20° 30° rispetto alla linea verticaleControllare – le impugnature devono    sempre restare ferme – le anche devono avanzare per favorire l’allineamento del corpo al momento di contatto del piede con il suolo  
Camminata con l’asta fra over con azione circolare di piedi Camminata con l’asta fra over cercando l’anticipo col tallone      Controllare – che gli ostacoli non siano           eccessivamente alti – la corretta postura  del   corpo  e la decontrazione   delle   spalle
Skip con l’asta Skip con l’asta fra over Skip con l’asta tra over con due toccate ogni intervallo Slow motion. Skip con l’asta tra over Slow motion. Skip con l’asta tra over con due toccate ogni intervallo    (52) Eseguire la corretta azione di skip con l’asta per circa 30m (Tutti e 5 i video) 1.Eseguire la corretta azione di skip con l’asta per circa 30m 2.Usare dai 10 ai 16 over  Controllare –  il corretto allineamento verticale del corpo sull’appoggio – la massima decontrazione – l’azione attiva dei piedi –  il corretto trasporto    dell’asta  
Corsa con l’asta fra i coni (over) Corsa “alta e circolare” con l’asta fra i coni (over)  1.(per video 90) Eseguire la corsa con l’asta fra i riferimenti (coni, over) ad altezza e distanza variabile 2. (per video 89 e 90) Sviluppare l’azione di corsa con assetto “alto” e azione “circolare” dei piedi per  30/ 40mControllare – che l’altezza e la distanza fra   gli over non sia eccessiva – che l’azione di corsa si   sviluppi con la massima   fluidità e decontrazione
Corsa con l’asta , con abbassamento dell’asta. Slow motion. Corsa con l’asta con  abbassamento dell’asta1. Corsa senza abbassamento dell’asta su distanze da 40 a 80m 2. Corsa con abbassamento gradualmente dell’asta su distanze di 40m circaControllare       –  la corretta  e decontratta           azione di corsa       –  non modificare l’assetto di           corsa durante           l’abbassamento dell’asta       –  non muovere le           Impugnature ma           compensare l’azione di           corsa con il leggero           movimento delle spalle.

Parte 2^: STACCO E SOSPENSIONE SULL’ASTA

titolocaratteristichefocus
Apprendimento della corretta posizione di sospensione sull’asta, con l’aiuto dell’allenatore Slow motion. Apprendimento della corretta posizione di sospensione sull’asta, con l’aiuto dell’allenatore(n.b. inserire le stesse note sia in (75) sia in (2163) L’allenatore sostiene l’asta in posizione verticale. L’atleta con un piccolo salto si fissa in sospensione sull’asta.Le gambe assumono la posizione “finale di stacco”: gamba di volo flessa al ginocchio e all’anca di circa 90°, gamba di stacco tesa e in estensione a livello dell’ancaIn un secondo momento l’allenatore assiste l’atleta durante lo sbilanciamento dell’asta in avanti e il successivo atterraggio ad arti inferiori uniti(n.b. inserire le stesse note sia in (75) sia in (2163) Controllare : 1.       L’atleta non deve aggrapparsi all’asta tirando con il braccio superiore 2.       L’asta deve trovarsi sul piano mediale del corpo per evitare possibili rotazioni del corpo stesso attorno all’asta.    
Collegamento della fase di  stacco con la sospensione sull’asta Collegamento della fase di  stacco con la sospensione sull’asta superando un ostacolo(n.b. inserire le stesse note sia in (79) sia in (80) 1.       Impugnare l’asta con la mano superiore più in alto possibile e con la mano inferiore all’altezza della fronte 2.       Dopo una breve rincorsa eseguire  lo stacco puntando l’asta sul terreno  e posizionandola  il più verticale possibile mediante la completa distensione delle braccia 3.       Dopo la fase di sospensione, passare con il corpo sul lato corrispondente all’impugnatura superiore  e atterrare a piedi pari lungo la linea passante per il punto di stacco e il punto di  contatto dell’asta con il terreno.  (n.b. inserire le stesse note sia in (79) sia in (80)     Controllare : L’allineamento del punto di stacco con quello di contatto dell’asta con il terreno e  con quello di atterraggioLa completa distensione del braccio corrispondente all’impugnatura superiore che deve essere mantenuta tale durante tutte le fasi dell’esercizioL’esecuzione attiva dello stacco

Parte 3^ ESERCIZI DI PRESENTAZIONE DELL’ASTA

TitoloCaratteristichefocus
Presentazione dell’asta in camminata1.       Partendo con l’asta tenuta di poco sopra a linea orizzontale, sollevare le impugnature  con un’azione  per avanti alto e arrivare con le braccia completamente distese sull’appoggio del piede di stacco. 2.       L’intero movimento si sviluppa in tre appoggi (sx – dx –sx oppure dx –sx- dx per i mancini) 3.       Il passaggio dell’asta deve avvenire il più possibile vicino al corpo e lungo la via più diretta. 4.       Nella fase finale le mani stringono forte l’asta  Controllare 1.       L’intera azione deve svilupparsi nel modo più fluido e naturale possibile 2.       L’azione sincrona delle braccia con quella delle gambe.
Presentazione dell’asta dopo  5 appoggi Presentazione dell’asta dopo  7 appoggi(n.b. inserire le stesse note sia in (58) sia in (63)   1.      Collegare il trasporto dell’asta in camminata con la fase di presentazione 2.      L’asta viene abbassata fin quasi alla linea orizzontale prima di iniziare la presentazione 3.      Il sollevamento dell’asta e la fase di presentazione iniziano in corrispondenza del terzultimo appoggio    (n.b. inserire le stesse note sia in (58) sia in (63) Controllare   1.       L’intera azione deve svilupparsi nel modo più fluido e naturale possibile 2.       Abbassare l’asta in modo graduale fino al terzultimo appoggio 3.       Eseguire in modo corretto l’azione di camminata con l’asta
Skip e 1^ parte della presentazione1.      Eseguendo lo skip con l’asta tenuta poco sopra la linea orizzontale, eseguire la 1^ parte della presentazione dell’asta e ritorno. 2.      La mano superiore si posiziona per un istante appena sopra la fronte per ritornare velocemente alla posizione di trasporto 3.      L’intero movimento è sviluppato  prevalentemente dall’azione decisa e rapida della mano superiore  Controllare   1.       Non modificare  l’azione ritmica dello skip durante il movimento delle braccia 2.       il movimento delle braccia deve passare il più possibile vicino al corpo
Eseguire la “presentazione- stacco” in pista con 7 appoggi di rincorsa1.       abbassare l’asta gradualmente ed eseguire la presentazione  iniziando il sollevamento dell’asta  in corrispondenza del terz’ultimo appoggio 2.       al momento dello stacco  entrambe le braccia sono già completamente distese 3.       nella fase che precede lo stacco l’atleta deve cercare di portare l’impugnatura superiore più in alto possibileControllare   1         l’intera azione deve svilupparsi con la massima fluidità e decontrazione 2         non sbilanciarsi con il corpo in avanti nella fase di rincorsa 3         iniziare la presentazione dell’asta in corrispondenza del terzultimo appoggio 4         eseguire l’ azione di stacco  con la completa estensione dell’arto di spinta e la flessione a livello di ginocchio e anca dell’arto libero.

Parte 4^ SALTI IN  SABBIA

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Stacco e sospensione sull’asta, da fermo, con partenza da una posizione sopraelevata1.      spingere l’asta in avanti al momento dello stacco 2.      L’allenatore con una mano controlla l’avanzamento dell’asta e con l’altra aiuta l’atleta ad assumere la corretta posizione di sospensione. 3.      Superata la linea verticale, la mano corrispondente all’impugnatura inferiore esercita una spinta sull’asta per favorire l’allontanamento delle spalle e l’avanzamento delle gambe verso la zona di atterraggio 4.      L’atterraggio avviene a piedi pari con l’asta al fianco  Controllare 1.       La completa distensione del braccio corrispondente all’impugnatura superiore al momento dello stacco 2.       Il mantenimento del braccio superiore disteso fino al momento dell’atterraggio 3.      Non ruotare con il    corpo attorno    all’asta             4.   Il punto di                       atterraggio                       deve essere ben                        allineato con quello                       di stacco e di                       appoggio dell’asta in                       sabbia  
Partenza con braccia semipiegate sopra la testa, stacco e sospensione in  3 appoggi1.       Stendere completamente il braccio superiore prima dello stacco 2.       Spingere per avanti alto l’asta 3.       Alzare progressivamente l’impugnatura sull’astaControllare 1.  che il punto di stacco sia           ben allineato con il punto            di appoggio del puntale           dell’asta nella sabbia   2.   che il punto di stacco sia           posizionato               sull’appiombo           dell’impugnatura           superiore  
Stacco e sospensione con 3 appoggi di rincorsa1. Con l’asta tenuta orizzontale , iniziare la presentazione contemporaneamente all’avvio del primo passo. 2. Eseguire uno stacco attivo trasferendo l’energia all’asta tramite la spinta su entrambe le impugnature 3. Fissare il più possibile la posizione di uscita dallo stacco in fase di sospensione    Controllare 1.  Non sbilanciare il corpo       in avanti in fase di       partenza 2.   Mantenere un buon       equilibrio durante tutta       la fase di sospensione       sull’asta 3.   Non anticipare la       posizione di atterraggio       passando con il corpo       lateralmente all’asta       subito dopo lo stacco 4.  completare la       presentazione dell’asta       prima del contatto con il       suolo del piede di stacco
Valicare un elastico posto lontano1. sistemare un elastico alto circa 1m progressivamente sempre più lontano rispetto al punto di appoggio dell’asta nella sabbia 2. eseguire un salto dopo una breve rincorsa  (5 – 7 appoggi) 3. valicare l’elastico atterrando in buon equilibrio a piedi pari nella sabbiaControllare 1. la corretta esecuzione    delle fasi precedenti 2. non utilizzare    un’impugnatura troppo    elevata per  conservare    l’adeguata fluidità e    dinamica esecutiva 3. non anticipare l’azione di    valicamento 4. non iniziare il    rovesciamento del corpo    estendendo il capo    all’indietro (errore    evidenziato nel primo    video CIMG9675)  

Parte 5^ SALTI IN PEDANA DA POSIZIONE SOPRAELEVATA

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Stacco e sospensione sull’asta con arrivo in piedi sul materasso1.  Eseguire lo stacco da fermo spingendo l’asta avanti con entrambe le braccia 2. Fissare la posizione di uscita dallo stacco in fase di sospensione e atterrare a piedi pari sul materasso 3. L’allenatore garantisce        la sicurezza dell’esercizio con la dovuta assistenza posizionandosi  al fianco dell’atletaControllare: 1.  la spinta di entrambe le braccia sull’asta che garantiscono il necessario avanzamento del sistema asta-saltatore verso la zona di caduta 2.  Che sia adeguata l’altezza dell’impugnatura e la distanza del punto di partenza rispetto alla verticale sulla cassetta di imbucata
Stacco – sospensione sull’asta e  arrivo seduti sul materasso1.  Effettuare uno stacco            molto attivo da fermo spingendo l’asta avanti con entrambe le braccia 2.  superata la verticale sulla cassetta di imbucata, allontanare le spalle dall’asta spingendo con l’impugnatura inferiore 3.  arrivare sul materasso in posizione seduta a gambe unite e distese parallele all’asta  Controllare 1.  l’adeguato avanzamento del sistema asta-saltatore verso la zona di caduta 2.  evitare qualsiasi azione di trazione delle braccia per favorire la flessione delle anche 3.  non anticipare l’azione di            spinta sull’asta esercitata dall’impugnatura inferiore dopo lo stacco
Stacco – sospensione sull’asta e arrivo  sul dorso a corpo disteso  sul materasso1. Dopo lo stacco  iniziare il rovesciamento del corpo solo dopo aver superato la verticale della cassetta s’imbucata 2.  Rovesciare  inizialmente con la flessione a livello delle anche e successivamente con l’estensione delle stesse accompagnando l’avvicinamento delle spalle all’asta mediante la flessione del braccio inferiore.Controllare: il rispetto dei giusti tempi nella sequenza dei diversi movimentiil corpo deve essere completamente esteso e parallelo all’asta al momento dell’atterraggio
Stacco e sospensione sull’asta con arrivo ventralmente  a corpo disteso  sul materasso1.   Dopo lo stacco  iniziare il rovesciamento del corpo solo dopo aver superato la verticale della cassetta d’imbucata 2.  dopo la fase di stacco-sospensione  sull’asta eseguire velocemente i movimenti di rovesciamento e infilata completando l’esercizio  con la rotazione del corpo e l’arrivo in posizione ventrale  e distesa  sul materasso 3.  può essere utile posizionare un elastico lontano, poco alto sopra il livello del materasso, da raggiungere e toccare con i piedi  Controllare il rispetto dei giusti tempi nella sequenza dei diversi movimentinella fase finale dell’esercizio occorre ricercare una tenuta solida nell’allineamento del corpo    
Valicare un elastico posto lontano1. sistemare  un elastico alto circa 1m rispetto al materasso e lontano 2m dalla verticale sulla cassetta d’imbucata 2. eseguire lo stacco in modo intenso  e utilizzando un’impugnatura non troppo elevata  per eseguire tutto l’esercizio con buona dinamica.Controllare 1. la fase di valicamento non deve essere assolutamente anticipata 2. tutte le fasi precedenti devono essere eseguite correttamente

Parte 6^ ESERCIZI E SALTI AD ASTA FLESSIBILE

TitoloCaratteristichefocus
Esercizio di flessione dell’asta da fermo1. impugnare l’asta sopra la testa con il puntale appoggiato al materasso. Con l’aiuto dell’allenatore, simulare l’azione di stacco esercitando pressione con entrambe le braccia sull’asta 2. utilizzare un’asta molto flessibile oppure una canna di bambou 3. percepire l’avanzamento delle spalle spingendo verso l’alto con l’impugnatura inferiore 4. raggiungere l’ideale allineamento fra impugnatura inferiore – spalle – anche – piede di staccoControllare 1. la buona tenuta della linea posturale del corpo 2. non tirare verso il basso con l’impugnatura superiore ma  spingere con quest’ultima  per aprire il più possibile l’angolo asta – pedana 3. non ruotare il corpo attorno al proprio asse
stacco –  sospensione sull’asta flessibile e ritorno in pedana con assistenza dell’allenatore1. eseguire una breve rincorsa (5-7 appoggi) ed eseguire lo stacco spingendo in modo attivo con entrambe le braccia sull’asta 2. utilizzare un’asta molto flessibile 3. la spinta dell’allenatore favorisce “l’entrata di spalle” al momento dello stacco 4. l’allenatore controlla la corretta posizione del corpo in sospensione e garantisce il buon equilibrio del sistema asta-saltatore nel momento statico dell’esercizioControllare 1.  la buona tenuta della linea posturale del corpo 2. mantenere la posizione di stacco e la pressione sull’asta anche nella fase di ritorno verso la pedana 3. tutto l’esercizio deve essere eseguito ricercando il massimo equilibrio e precisione dei movimenti
Salti con 7 appoggi1.utilizando un’asta molto flessibile e con impugnature non eccessivamente alte, eseguire salti con rincorsa ridotta (7 appoggi) 2. è possibile concentrare l’attenzione dell’atleta sulla fase di stacco-sospensione oppure sul collegamento alla seconda parte del salto. 3. nel filmato l’atleta dopo la fase di stacco-sospensione, fissa la posizione di verticale sull’asta e ricade sul dorso cercando di mantenere il corpo ben allineato e parallelo all’asta      Controllare 1. completare bene la fase di stacco-sospensione prima di iniziare il rovesciamento del corpo 2. non iniziare il rovesciamento  del corpo con l’estensione del capo all’indietro 3. il movimento di rovesciamento del corpo sull’asta  inizia con la flessione delle spalle 4. in fase di rovesciamento evitare la trazione e la flessione di entrambe le braccia (errore presente nel filmato)  
Valicare un elastico basso posto lontano1.utilizando un’asta molto flessibile e con impugnature non eccessivamente alte, eseguire salti con rincorsa ridotta (7 appoggi) 2. valicare un elastico posto all’altezza di circa 1 m e distante circa 2m rispetto alla verticale della cassetta di imbucata  Controllare 1. il rispetto dei tempi nella successione delle diverse fasi del salto 2. mantenere un’elevata    dinamica esecutiva 3. sviluppare l’intera azione in modo fluido e decontratto 4.  il punto di stacco deve trovarsi sull’appiombo dell’impugnatura superiore 5.  la manutenzione e la sicurezza di tutta l’attrezzatura  
Stacco e sospensione sull’asta con rincorsa media 11-13 appoggi1. sviluppare una rincorsa di 11-13 appoggi abbassando gradualmente l’asta fino all’orizzontale in corrispondenza del terzultimo appoggio 2. eseguire la presentazione dell’asta con la massima rapidità e determinazione “aggredire l’asta” 3. trasferire la massima energia all’asta mediante la spinta verso l’alto di entrambe le braccia 4. in fase di stacco, spingere l’impugnatura inferiore verso l’alto per flettere l’asta e favorire “l’entrata di spalle” 5. fissare il più possibile nella fase di sospensione  sull’asta la posizione di uscita dallo stacco 6. utilizzare impugnature elevate, vicino ai limiti  dell’atleta.  Controllare 1. che la fase di presentazione –  stacco  venga eseguita con la minor perdita di velocità possibile 2. tutta l’azione deve essere sostenuta dalla massima determinazione e intensità 3. non arretrare con le spalle in fase di presentazione-stacco 4. evitare sbilanciamenti laterali in fase di presentazione 5. il punto di stacco deve trovarsi sull’appiombo dell’impugnatura  superiore 6. tutto il salto deve essere eseguito con la massima fluidità e decontrazione, in particolare evitare di irrigidire le spalle in fase di stacco.  
Salto con rincorsa media (11-13 appoggi) cercando di toccare con i piedi un elastico posto molto in alto1.utilizzare un’asta non impegnativa 2. posizionare l’elastico progressivamente più in alto ad ogni salto  e cercare di raggiungerlo con i piedi senza modificare le impugnature sull’asta 3. cercare di toccare l’elastico con entrambe i piedi mantenendo il corpo in posizione dorsale rispetto alla zona di caduta 4. sfruttare al meglio  la restituzione di spinta da parte dell’asta per raggiungere l’elasticoControllare 1.  sviluppare l’intera azione in modo fluido e decontratto 2. completare in modo efficace la fase di presentazione – stacco senza anticipare la fase di rovesciamento sull’asta 3. mantenere pressione sull’asta con l’impugnatura inferiore durante tutta la fase di rovesciamento (errore presente nel filmato) 4. evitare di estendere il capo all’indietro in fase di rovesciamento (errore presente nel filmato) 5. tutto il salto deve essere eseguito  nelle  migliori condizioni di equilibrio e sicurezza  
Salti con elastico a rincorsa media  (11-13 appoggi)1.utilizzare un’asta non impegnativa 2. sviluppare l’intera rincorsa rispettando la progressione ritmica delle falcate e l’abbassamento dell’asta fino all’orizzontale 3. sostenere la fase di presentazione-stacco con la massima determinazione e rapidità “aggredire l’asta” 4. eseguire la fase di rovesciamento e infilata rispettando i tempi dell’asta 5. valicare l’elastico o l’asticella flettendo le anche  Controllare 1. la precisione e il corretto sviluppo ritmico della rincorsa 2. la corretta esecuzione della delicata fase di presentazione dell’asta 2. il punto di stacco deve trovarsi sotto l’appiombo dell’impugnatura superiore 3.non anticipare la fase di rovesciata e collegare in modo fluido le fasi successive  

MISCELLANEA

Dopo qualche mese di latitanza, per la quale chiedo personalmente venia, riparte l’attività del Centro Studi Fidal Lombardia. Ci sono dei progetti importanti ai quali si sta lavorando, ma per “rompere il ghiaccio” propongo una miscellanea di aggiornamenti ed “upload” alle iniziative già avviate, più un paio di contenuti nuovi.

  • Un’ importante novità dell’ Area Studi e Documentazione è un focus dedicato ai Comitati Regionali delle altre regioni. Molti di essi infatti hanno previsto una sezione “formazione” in cui hanno proposto, ad uso degli allenatori, materiale tecnico ed atti di convegni frutto dell’attività territoriale. La reperibilità è però resa difficoltosa: non tutte le regioni curano questa sezione, non tutte le regioni la rendono accessibile allo stesso modo. Ho pensato quindi che fosse utile raccogliere in un unico desk (per visualizzare clicca qui / il percorso dal menu è Tecnica – Generale) i link a tutte le aree dedicate da parte dei diversi comitati.
  • Altro materiale è reperibile, sempre nella sezione Tecnica, ed è  un aggiornamento ad oggi della raccolta di Techniques (per visualizzare clicca qui), la prestigiosa rivista della USTFCCA, l’associazione degli allenatori statunitensi. Ho riproposto tutti i numeri della pubblicazione dal 2010 ad oggi: non sono scaricabili ma sono liberamente consultabili in share. Segnalo come purtroppo, contestualmente, World Athletics abbia interrotto la produzione e la diffusione di New Studies in Athletics, tuttavia potete trovare tutti gli articoli dagli anni Ottanta fino all’ultimo numero sempre nella nostra Area Tecnica, divisa per settori (velocità, mezzofondo, salti, lanci eccetera).
  • Terzo “inserto” di questa miscellanea di aggiornamenti è l’edizione 2022 dell’ Almanacco del lancio del martello (per visualizzare clicca qui). Essa è consultabile e scaricabile nel box “Il ministero del martello” e riporta lo status quo statistico della specialità al 31 dicembre 2021. L’iniziativa di raccogliere in un volume tutta la storia, italiana e mondiale, della specialità è una peculiarità di questa disciplina ed ormai siamo giunti alla quinta edizione. Attualmente consiste in un semplice pdf, ma il progetto a cui sto lavorando è quello di fare dell’ Almanacco una vera e propria pubblicazione, dando alla materia dignità editoriale nonché tipografica.
  • Infine propongo il link ad una review narrativa sul lancio del martello che ho recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Frontiers (per visualizzare clicca qui). La letteratura sull’argomento dagli anni Ottanta viene proposta e analizzata criticamente. Questo lavoro, nato dalla collaborazione tra il sottoscritto e i  prof. Andra Macaluso, Valentina Camomilla, Elena Bergamini, Giuseppe Vannozzi, Riccardo Borzuola dell’ Università del Foro Italico, spero che dia spunti e suggestioni per una rilettura più profonda e meno “da campo” della specialità.

Concludo questo “post” di aggiornamento dell’ attività del Centro Studi della Fidal Lombardia, invitando tutti i tecnici che hanno del materiale (autoprodotto o che semplicemente vogliono segnalare e condividere con la community) ad inviarlo. Il mio indirizzo mail è gianmario.castaldi@live.it

Gian Mario Castaldi

QUESTO PICCOLO GRANDE CENTRO STUDI

di Gian Mario Castaldi

Ultime due “new entry” dell’anno nell’ Area Studi e Documentazione in quanto a contenuti. Il primo, da oggi direttamente consultabile dalla home page, è una raccolta degli ultimi dieci anni di Tecniques, la prestigiosa rivista della USTFCCA, l’associazione degli allenatori statunitensi. La seconda è l’aggiornamento a tutto il 2020 dell’ Almanacco del lancio del martello, da me personalmente curato. Quest’ultimo, un’ autentica opera omnia dal punto di vista statistico sulla disciplina, verrà pubblicato ovviamente solo dopo il 31 dicembre, ad anno solare concluso.

In occasione di queste due ultime “chicche” colgo l’occasione per ringraziare tutti i tecnici, a partire ovviamente dai responsabili di settore del CRL, che hanno contribuito alla realizzazione di questo “sito nel sito”, fornendomi prezioso materiale da divulgare. Siamo giunti infatti al termine del quadriennio ed è quindi tempo di ringraziamenti ed ovviamente anche di bilanci.

Lo slogan di questi quattro anni di esordio vuole proprio essere “questo piccolo grande Centro Studi”. Perché piccolo? Perché grande? E, soprattutto, perché
Centro Studi? Cominciamo dall’ultima domanda. Quest’Area fin dall’inizio si è proposta come un hub che raccogliesse materiale a disposizione degli allenatori di atletica leggera. Negli anni Novanta era nato lo Sportello del Tecnico, curato da Gianni Mauri, al quale io stesso già collaboravo. Era un’attività di scrittura e traduzione di articoli tecnici, da diffondere a una mailing list, che può essere vista un po’ come il lancio di un’attività davvero divulgativa da parte del settore tecnico del Comitato Regionale Lombardo. I meno giovani di noi (anzi, di voi) ricorderanno che in precedenza era già stato fondato un Centro Studi dal Comitato, di cui facevano parte nomi illustri come Antonio La Torre, Gianpiero Alberti, Nicola Silvaggi, Ettore Rizzi e lo stesso Gianni Mauri. Oggi i mezzi informatici ci consentono maggior capacità di arrivare a tutti i tecnici, lombardi e non, e con molto più materiale, quindi l’ Area Studi e Documentazione è la logica evoluzione, 2.0 come si suol dire, delle esperienze degli anni passati.

Perché grande? Innanzitutto perché quello della Lombardia è il primo Comitato Regionale che si è lanciato in una iniziativa simile, almeno in maniera così organica e con un sito interamente dedicato. Nell’ Area Studi e Documentazione sono infatti presenti tutti gli atti dei convegni tecnici da noi organizzati, sono contenute sequenze fotografiche e video (divise per specialità) che possono essere valido strumento per la didattica e l’apprendimento tecnico. Ci sono inoltre, sempre divisi per specialità o per settore, articoli tecnici a disposizione per l’approfondimento culturale degli allenatori e le recensioni dei migliori libri della storia del coaching. Inoltre sono stati sviluppati in maniera molto approfondita, alcuni temi specifici, magari anche di non intuitiva comprensione, come per esempio il progetto DNA e Sport. Poiché la mia “specialità del cuore” è il lancio del martello (e chi mi conosce lo sa) a questa disciplina ho voluto dedicare una sezione a parte (denominata “Il Ministero del martello”), dove si trovano tutti i contributi tecnici e statistici più importanti a livello mondiale. Purtroppo la pandemia mi ha impedito di realizzare un’iniziativa cui tenevo particolarmente, vale a dire un seminario di due giorni con l’allenatore e primatista del mondo del lancio del martello Yuri Sedikh. In occasione di questo seminario avremmo anche presentato il suo libro “Art and Science of hammer throw”, della cui traduzione ed edizione italiana mi sto occupando personalmente. Me ne sto occupando ancora perché sono in cuor mio convinto che a breve l’occasione di riproporre il seminario si farà.

Perché piccolo? Piccolo perché si vuole sempre “alzare l’asticella”. L’ Area Studi e Documentazione è al suo quadriennio di esordio e chi si occupa del suo sviluppo sa bene che le idee che sono state realizzate sono solo una parte di ciò che si sarebbe potuto fare. Cosa si potrà fare quindi nell’immediato futuro? Innanzitutto potenziare la banca dati di articoli tecnici e contenuti multimediali, e poi realizzare delle aree dedicate alle singole specialità. Per ciascuna di esse si potrebbero coinvolgere i tecnici di riferimento, coordinati dal responsabile di settore, per arricchire di ulteriori contributi la singola disciplina. Detta attività potrebbe dare più profondità e spessore tecnico a “questo piccolo grande Cento Studi” con l’auspicio che negli anni a venire divenga sempre meno piccolo e sempre più grande, grazie al contributo degli allenatori lombardi.

Legnano 4 dicembre 2020

Tutti i numeri di TECNIQUES

Almanacco del LANCIO DEL MARTELLO

DNA E SPORT: LA NUOVA FRONTIERA DELLA PRESTAZIONE ATLETICA

di Gian Mario Castaldi

La prestazione sportiva oggi è sempre meno frutto del caso e dell’improvvisazione. E’ invece una sorta di hub in cui convergono sempre più conoscenze, competenze e sperimentazioni di varia natura. Mezzi di indagine sempre più sofisticati e, in molti casi, risorse economiche e professionali sempre maggiori vengono messe a disposizione degli atleti e della loro equipe e non c’è dubbio che la scienza stia facendo la sua parte: nel campo della nutrizione, nel campo delle neuroscienze, nel campo dell’ analisi biomeccanica, giusto per fare qualche esempio. Una delle nuove frontiere è senz’altro quella dell’ analisi del DNA. La mappatura del genoma umano è stata ultimata ormai quindici anni fa, nel 2003, e questa tappa è stata una pietra miliare per lo studio della genetica in campo sportivo.

La nostra introduzione si propone di dare degli spunti a chi vuole addentrarsi in questa materia complessa ed affascinante al contempo e, lungi dall’addentrarsi in aspetti tecnici, si limiterà a delle considerazioni generali. In particolare devono essere considerati tre aspetti.

1) LO STUDIO DEL DNA E’ ANCORA AGLI INIZI

Gli studiosi stanno portando avanti le loro ricerche a ritmo incessante e le scoperte sono all’ ordine del giorno, ma quali sono le reali ricadute in ambito sportivo è ancora presto per capirlo. Per essere chiari, da un test del DNA non si può capire a priori se un ragazzo diventerà un campione o meno e in quale disciplina, però delle linee di tendenza e delle correlazioni tra alcune caratteristiche genetiche e la predisposizione atletica sono ormai chiare. Quindi sottoporsi a un test, operazione che, sia detto per inciso, va fatta una volta nella vita, può senz’altro costituire un valore aggiunto per la carriera di un atleta.

2) IL DNA DEL SINGOLO ATLETA NON E’ IMMUTABILE AL 100 %.  Infatti la comunità scientifica è concorde nel rigettare ciò che viene definito “determinismo genetico”; ciò significa che in parte il DNA è modificabile. In particolare immutabile è il corredo genetico, che è ereditario, mentre entro certi limiti si può intervenire nella sfera dell’epigenetica, ovvero con quelle modifiche del DNA che non intaccano la sequenza del patrimonio genetico ma che riescono comunque a modulare l’espressione dei geni associati, per esempio (ma non solo) alla crescita e alla struttura muscolare. Ci sono delle caratteristiche fisiche che è lampante siano ereditarie, come il colore degli occhi, ma su altre l’impatto dell’ allenamento è anche a livello genetico. In particolare si è visto che l’ esplosività è la flessibilità muscolare hanno una forte componente ereditaria e sono scarsamente allenabili, mentre i metabolismi aerobici e gli aspetti tecnici e tattici legati a uno sport sono maggiormente influenzabili dall’allenamento. In una posizione intermedia si pongono i metabolismi anaerobici, il VO2max e l’equilibrio.

3) IL NOSTRO DNA HA RICADUTE MOLTO AMPIE. Infatti deve essere chiaro che, al di là delle caratteristiche fisiche, il nostro DNA determina anche la nostra sfera cognitiva ed emotiva, ma è vero anche il contrario: l’epigenetica, ovvero la scienza che studia lo sviluppo, il funzionamento e l’evoluzione dei sistemi biologici, ha scoperto che esistono una moltitudine di fattori (anche di carattere ambientale e culturale) che influenzano ed operano al di fuori delle sequenze di DNA. In pratica pensieri sentimenti ed emozioni sono in grado di apportare modificazioni al progetto originario descritto nel DNA.

Se passiamo poi a considerare le caratteristiche fisiche, lo studio dei nostri geni ci dà importantissime informazioni su molti aspetti:

  • Allenabilità, intesa come entità e velocità di risposta all’allenamento
  • Intensità dell’allenamento ottimale, nel senso che alcuni atleti rispondono meglio a sedute di potenza e altri a sedute di resistenza. Voglio sottolineare che la predisposizione genetica ci dice come allenare tutte le capacità condizionali: per esempio alcuni velocisti potrebbero essere geneticamente predisposti per un allenamento estensivo delle loro qualità di sprint così come alcuni fondisti potrebbero esserlo per allenamenti intensivi delle proprie qualità di resistenza.
  • Tempi di recupero, tra le sedute o tra gli esercizi all’interno della stessa seduta, per un ottimale ripristino delle qualità fisiche e per la gestione dei DOMS
  • Predisposizione agli infortuni
  • Intolleranze e sensibilità alimentari e loro interferenze con l’allenamento e con gli stati infiammatori.

IL PROGETTO DNA & SPORT

Dopo queste note introduttive presentiamo il progetto del dott. Riccardo Longinari, che in Lombardia, e non solo, ha promosso questi concetti tramite la sua associazione “Silva Liberti 2013” e al quale abbiamo rivolto delle domande per inquadrare la materia.

 

1) Si sente molto parlare di DNA negli ambienti sportivi, ma l’approccio alla materia è timoroso, forse perché la materia è ancora “nebulosa” per molti. Allora ti chiedo: perché può essere importante un’indagine del DNA di un atleta?

 

Siamo tutti atleticamente “diversi”, e una parte di questa differenza è il risultato del nostro profilo genetico. Geneticamente, ci sono le differenze che tutti vediamo, come il colore degli occhi e dei capelli, ma ci sono anche le differenze che non “vediamo”:

  1. Il modo in cui metabolizziamo i nutrienti
  2. Il modo e la velocità con cui trattiamo-eliminiamo le tossine
  3. Il modo in cui reagiamo alle diverse tipologie di esercizio
  4. Il modo in cui interagiamo con l’ambiente

 

Dal punto di vista organizzativo la sport-genomica si concentra non sui pregiudizi legati a questo o quel metodo d’allenamento, ma sulla ipotetica risposta “individuale” ai vari tipi d’allenamento basandoci sulle informazioni ricavate dal test genetico.

 

2) All’atleta e all’allenatore quali informazioni dà? e quali invece non dà?

 

Il total genotype score (TGS) partendo dagli alleli associati alla performance di endurance o sprint/power costruisce un accelerometro assegnando percentuali da 0 a 100, dove 0 rappresenta la presenza di tutti i polimorfismi sfavorevoli e 100 la presenza di tutti i polimorfismi ottimali…indaga se l’atleta è in possesso dei profili poligenetici per disciplina sportiva in base alle sequenze associate e non alle categorie di prestazione.

Ti dice quanto e come allenarti usando il “tuo metodo” di lavoro, studia la risposta migliore al training che stai sostenendo programmando nel tempo sia il volume che l’intensità… non può dirti quale è il metodo migliore per te.

Sapere in anticipo se recuperiamo in fretta o meno, quali sono le zone del nostro corpo più a rischio quando lo spingiamo al max… mi sembra una cosa molto importante. Quanti infortuni si potrebbero evitare? …con un grande risparmio di soldi, tempo e frustrazioni psico-fisiche!!! 

 

3) La conoscenza delle caratteristiche genetiche può indirizzare la carriera e l’allenamento degli atleti?

 

Quello che devi sapere prima… cosa mi dirà il test genetico?

  • L’evidenza mostra che il modo in cui rispondiamo all’esercizio fisico è influenzato dalla genetica. Non sarà l’intera immagine da solo, ma sarà una parte dell’immagine.
  • Variazioni nel nostro profilo genetico possono aiutare a spiegare perché alcune persone vedono una risposta migliore a diversi tipi di esercizio.
  • A seguito di un programma di esercizio guidato geneticamente dal pannello DNAFIT ha mostrato fino a tre volte miglioramenti nella formazione rispetto alla formazione geneticamente non corrispondente.

Quello che devi sapere prima… cosa non dirà il test genetico?

  • Non ci sono prove che suggeriscono che conoscere il nostro profilo genetico può essere usato per dirci che tipo di sport possiamo o non possiamo essere bravi.
  • Con il test genetico non si identificano i campioni!

 

4) Da quanto tempo esistono queste metodiche? quanto sono diffuse? nelle altre nazioni le usano? chi sono le società che fanno questi esami? esistono delle banche dati? e, se sì, sono accessibili ai privati?

 

La sport-genomica è una scienza giovane, viene considerata una scienza trasversale tra la biologia molecolare e le scienze motorie. Tutto è partito con il Progetto Genoma Umano negli Stati Uniti attorno al 1990, nel 2003 fu identificato con successo la sequenza del genoma umano, nel 2008 iniziano a operare le prime aziende che offrono test “generici” direttamente al consumatore via Internet. I test genetici per lo sport sono ancora poco diffusi, possiamo dire che dal 2014-2015 sono in circolazione primi protocolli “specifici”. Vengono analizzati i campioni di DNA per una selezione delle varianti genetiche più ricercate legate alla risposta all’esercizio fisico, cercando di osservare il tutto con una visione d’insieme, dall’intensità dell’allenamento alla predisposizione agli infortuni sportivi. Il pannello DNAFIT (azienda inglese) realizzato dal genetista Keith Grimaldi e supervisore del mio progetto sperimentale, prevede un protocollo di inclusione rigoroso per valutare se un gene sarà incluso nei nostri rapporti. Ogni gene deve avere almeno 3 studi peer-review sugli esseri umani che dimostrino l’effetto, deve esserci un consenso su quell’effetto e quell’effetto deve essere modificabile attraverso un cambiamento ambientale e di stile di vita. Non ci sono banche date al momento disponibili. Il Barcellona, il Real Madrid, il Liverpool gran parte del campionato inglese di calcio è stato testato geneticamente. Il campione olimpico di salto in lungo inglese Greg Rutherford (testimonial DNAFIT) grazie al test genetico è riuscito a riprendersi dopo diversi infortuni vincendo successivamente Campionato Europeo – Mondiale e Olimpiade.

5) questi test possono farli tutti? Hanno un costo accessibile?

 

Il test genetico si fa una sola volta nella vita ed è accessibile sia dal campione olimpico che dallo sportivo della domenica. I risultati sono inseriti in un report che è uguale per tutti… il problema è a valle, serve un esperto che interpreti i dati e aiuti l’allenatore&atleta nel personalizzare meglio il training programmato. Le varie aziende che commercializzano i test fanno pagare l’analisi del profilo genetico e dopo (sono società commerciali) fanno pagare i relativi consigli, valutazioni e tabelle a costi variabili.

Il test genetico “DNA & Sport Life progetto”, ha un costo fisso (300 euro)… e copre le spese dei vari laboratori… una volta inserito i dati dei report nel Database, il progetto passa all’Associazione di Ricerca Sportiva SILVANALIBERTI2013 e qualsiasi tipo di supporto-valutazione-analisi e/o altro è gratuito.

 

Di seguito riportiamo due documenti, una serie di lucidi di presentazione del progetto ed il libro da lui scritto e di cui si può scaricare qui gratuitamente la seconda (e atutt’oggi ultima) edizione.

Presentazione del progetto

DNA & sport life (libro)

Infine questo documento, che dopo aver ripercorso e ri-spiegato quale ruolo può giocare la conoscenza del DNA dei nostri atleti analizza il ruolo di ciascun gene. E’ quindi una importantissima chiave di lettura del test.

Come leggere i test

 

LA NOSTRA ESPERIENZA

In aggiunta al materiale prodotto dal dottor Riccardo Longinari può essere d’aiuto alla comprensione dell’importanza dell’ indagine del DNA l’esperienza che ho avuto con due miei atleti, Giacomo Proserpio e Paola Castaldi, due lanciatori di martello da me allenati e che ringrazio per avermi permesso di rendere pubblica una loro fotografia così “intima” quale appunto il loro DNA.

Di ciascun atleta riporto i risultati dei profili ormonali per il training e quelli per l’ alimentazione e infine una tabella riassuntiva che compara i due atleti.

Castaldi Paola analisi training

Castaldi Paola analisi nutrigenica

Proserpio Giacomo analisi training

Proserpio Giacomo analisi nutrigenica

Confronto sinottico tra i due atleti

 

Legnano, 29 novembre 2018

Nota e presentazione del progetto lanci (Marco Mozzi, responsabile di settore)

>>> Presentazione relazione 25 marzo di Marco Mozzi

Durante il Convegno del 25 Marzo magistralmente condotto dall’amico prof. Valter Superina, ho prodotto un breve intervento, in qualità di Tecnico di Struttura regionale, di cui riassumo i punti salienti.

La progettualità di Fidal Lombardia per il Quadriennio in corso è sicuramente innovativa sul fronte della formazione rivolta ai Tecnici che lavorano con il settore giovanile, inoltre ha ampliato e potenziato le opportunità di crescita per gli Allenatori più “esperti” grazie al confronto fra gli stessi e agli allenamenti condivisi, momento di miglioramento rivolto anche agli  Atleti, i “protagonisti” del nostro mondo.

L’idea di fondo è di formare Tecnici che si avvicinino per le prime volte al movimento (in questo caso dei lanci, analogamente il concetto è valido per tutti i settori) e vadano a creare nuove realtà di lavoro.

La formazione si sviluppa attraverso la partecipazione ai CLINIC. Questo strumento è una novità assoluta e ribalta le prospettive: il Tecnico si iscrive e può portare i propri giovani atleti (fascia Ragazzi e Cadetti) interessati all’argomento sviluppato. Perciò non si tratta di un raduno a chiamata per coloro che sono già in possesso di prestazioni di “valore” se così si può intendere per questa fascia d’età! Quindi l’obiettivo è lo sviluppo di una tematica, non l’incremento delle prestazioni del singolo.

In questi momenti ai giovani atleti è offerta un’importante possibilità di lavoro insieme. Gli  Allenatori possono maturare esperienze di condivisione anche per individuare le soluzioni che tante volte ci impediscono di far provare quelle emozioni che i lanci sanno regalare.

Sono già stati realizzati 3 CLINIC (due a Vedano e uno a Como) e altri sono previsti per offrire la copertura di tutto il territorio. Le giornate di formazione sono condotte da un gruppo di Giovani Tecnici Lombardi di Lanci, nato l’anno scorso e che sta formandosi con il mio coordinamento e l’aiuto della Struttura Tecnica. Nelle diapositive si trova il piano di formazione per i tecnici del gruppo suddetto.

Per la categoria “Ragazzi” si stanno introducendo attrezzi propedeutici, sono in programma dimostrazioni di utilizzo anche in forma di “competizione” seppure non omologata dal programma FIDAL. Dischi in gomma, Turbo Jav, Martello in plastica sono attrezzi che possono essere lanciati dappertutto, al chiuso come all’aperto in sicurezza. Essi permettono la formazione completa ed il pieno arricchimento dello schema motorio del lanciare che sarà in futuro disponibile a nuove forme di assimilazione ed aggiustamento più precise verso la formazione della tecnica.

Per la categoria “Cadetti” stiamo realizzando un “Format” a livello metodologico e didattico rivolto alla scoperta dei 4 lanci che supera le anacronistiche scalette didattiche. Durante i Clinic approfondiremo questo concetto. Un raduno residenziale a convocazione sarà previsto a inizio Luglio.

Si chiude il primo step della progettualità denominata “Formazione/Informazione”.

 

Il  secondo step connotato con il termine “Supporto” riguarda il lavoro con le Categoria “Allievi” che  rappresenta il ponte verso l’attività assoluta.

L’ultimo step è il “Sviluppo” orientato appunto dalla Categoria Junior in avanti.

Per entrambi gli step si trova la puntualizzazione degli  obiettivi all’interno della presentazione.

E’ importante andare oltre rispetto agli standardizzati concetti di miglioramento tecnico e metodologico: la nostra finalità  è di favorire i suddetti attraverso la più piena condivisione fra Tecnici. Lo stile del convegno di Superina deve permeare nel nostro modo di agire durante i raduni, nei momenti collegiali e nella quotidianità. Per esempio: individuazione di un errore tecnico dell’Atleta, discussione con il suo Allenatore e coinvolgimento di tutti i Tecnici presenti.

Noi pensiamo che l’ampliamento delle prospettive di ciascuno rappresenti la crescita di tutti.

Grazie per l’attenzione, Marco Mozzi.

Editoriale n° 2 – novembre 2018

LANCIARE E RILANCIARE

Il settore lanci storicamente è sempre stato uno dei più complessi di tutta l’atletica leggera. Innanzitutto ci sono i problemi logistici, dato che trovare spazi idonei per far lanciare gli atleti non è facile, anche perché spesso nelle strutture sportive oltre ai problemi di sicurezza ci sono quelli di convivenza con altri sport (o giochi, come il calcio). Poi c’è un problema di reclutamento, comune a tutti i settori dell’atletica, ma nei lanci particolarmente acuto, perché trovare ragazzi con i giusti indici antropometrici coniugati a forza ed esplosività adeguate non è semplice. Terzo problema è l’allenamento: lo sviluppo della tecnica richiede molti anni e la preparazione condizionale è molto varia: potenziamento a corpo libero e con sovraccarico, balzi, sprint, ostacoli, policoncorrenza sono “ingredienti” imprescindibili. Infine c’è il problema “vocazionale”: pochi allenatori si specializzano nei lanci, visti tutti i succitati problemi e visto anche che spesso il settore vive un po’ ai margini dell’atletica, se paragonato al mondo delle corse, molto più frequentato.

Questa situazione è presente in tutta Italia, anche in Lombardia, e per ovviare a questo stato delle cose abbiamo cercato di “rilanciare i lanci”, se mi consentite il gioco di parole, con una serie di iniziative e di investimenti mirati. La struttura regionale infatti prevede oltre a un responsabile di settore, Marco Mozzi, anche un referente per ogni singola disciplina ed uno per i test e le analisi biomeccaniche. Inoltre stiamo portando avanti un progetto di crescita di un gruppo di giovani tecnici, per il quale è stato stabilito un percorso ad hoc di crescita delle loro conoscenze e competenze. Questa è un’iniziativa strutturata ed organizzata su un arco temporale di alcuni anni che mira a creare nuovi allenatori dei lanci per il futuro e , già nel presente, a essere di supporto all’attività giovanile delle società sul territorio.

Qui Marco Mozzi presenta con una nota il suo progetto, a seguire ci sono i lucidi che lo illustrano in modo più particolareggiato ed infine propongo, a puro titolo di esempio, tre analisi biomeccaniche. Esse risalgono a questa estate (sono state eseguite in occasione del raduno regionale) e sono utili perché vogliono proporre un protocollo di analisi accessibile a tutti ma al contempo sufficientemente rigoroso ed attendibile per poter supportare il lavoro tecnico degli allenatori.

>>> Nota e presentazione del progetto lanci (Marco Mozzi, responsabile di settore)

>>> Analisi del lancio del disco di Ivano Saporiti e Filippo Migliano

>>> Analisi del lancio del martello di Paola Castaldi